Gli italiani possono fermare la TAV?

In questi giorni di scontri tra No Tav ed il Governo Monti si apre alla possibilità di aumentare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali con particolare attenzione alle grandi opere pubbliche sul modello francese del Débat public, il dibattito pubblico, un esempio di democrazia partecipativa. Noi, oggi in Italia, possiamo fare qualcosa di simile per la questione Tav in Piemonte?
Il Débat public è stato istituito in Francia nel 1995 dalla Legge Barnier per organizzare dibattiti pubblici in particolare sulle grandi opere pubbliche ma attivabile anche per opere minori. Questi dibattiti sono finalizzati a informare i cittadini sull’opera in via di progetto, raccogliere le osservazioni dei cittadini e comunicare tutti i contributi ricevuti tra i partecipanti in un rapporto all’amministrazione competente.
Esempi di questo tipo cominciano già a vedersi in alcune realtà locali come nel Comune di Vicenza dove l’Assessore alla progettazione e innovazione del territorio Francesca Lazzari sta praticando quello che potremo definire un primo esperimento di urbanistica partecipativa, non ancora istituzionalizzata, per definire con i cittadini i servizi necessari al quartiere San Pio X come perequazione alla costruzione di edifici privati in un’area del quartiere oggi di fatto ad uso agricolo.
Questa è una forma di democrazia partecipativa fondamentale per sondare ed eventualmente ottenere il consenso pubblico nelle trasformazioni dei territori. Le criticità possono essere individuate nella mancanza di decisionalità da parte dei cittadini prima sulla possibilità di realizzazione del progetto ed in secondo luogo sull’approvazione delle specificità del progetto stesso che nel caso del Débat public come nell’esperimento di Vicenza rimangono formalmente sotto la discrezionalità dell’amministrazione, cioè non c’è una formale deliberazione dei cittadini coinvolti.
Questo non significa che queste pratiche siano inutili, sono invece da considerare un primo passo importante verso la vera democrazia partecipata dei cittadini in cui in specifiche occasioni dovranno avere anche la possibilità di decidere la bocciatura del progetto.
Oggi in Italia gli unici strumenti di democrazia diretta veramente incisivi sono il voto e i referendum abrogativi; altri come la proposta di legge di iniziativa popolare non è efficace perchè il parlamento non ha l’obbligatorietà di discussione e voto in tempi certi. Purtroppo nell’ordinamento italiano manca uno strumento come la Débat public per un confronto sulla Tav, che comunque sarebbe dovuto essere utilizzato informalmente in un’ottica di sana e virtuosa democrazia rappresentativa.
Il problema è principalmente di democrazia, perchè i cittadini non sono concordi con i loro rappresentanti e non hanno strumenti formali per dichiarare la loro contrarietà o anche, democraticamente, avvallare le decisioni oggi già prese.
Le manifestazioni, però, un risultato lo stanno ottenendo, per la prima volta i parlamentari comiciano a ipotizzare la partecipazione nelle opere pubbliche. Ed è triste che questo accada fermando il traffico e creando disordine pubblico, quando dovrebbe essere possibile raggiungere questi obiettivi con modalità certamente più moderate e civili suggerite dalla nostra Costituzione. Una di queste modalità è appunto la Proposta di Legge di Iniziativa Popolare come l’Iniziavita Quorum Zero e Più Democrazia che mira all’azzeramento del quorum nei referendum abrogativi e chiede di introdurre altri strumenti di democrazia diretta tra cui l’obligatorietà di discussione e voto delle stesse proposte di legge, i referendum propositivi, la revoca dei rappresentati ed altre. La campagna di raccolta firme è iniziata a febbraio e terminerà il 17 luglio, maggiori informazioni sull’iniziativa e dove sia possibile firmare sono reperibili nel sito www.quorumzeropiudemocrazia.it.

Fabio Zancan

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