A Vicenza i media parlano di noi

di Annamaria Macripò

 

 

L’Islanda in bottiglia

Pubblichiamo un intervento del Comitato Più Democrazia e Partecipazione di Vicenza riguardante una proposta di legge popolare, illustrata nella sintesi riportatata in basso.

Chi c’è dietro una proposta di legge di iniziativa popolare? Lo dice la parola stessa, c’è il popolo, la gente, la cittadinanza o meglio un gruppo di cittadini che decide di utilizzare uno dei pochi strumenti di democrazia diretta (del popolo, appunto) previsti dalla nostra Costituzione per lanciare un segnale a chi ci governa; segnale che può essere di malcontento riguardo a una certa situazione non affrontata dai legislatori o semplicemente per proporre un’idea che agli stessi amministratori per un motivo o per un altro è sfuggita.
Di fatto la proposta di legge di iniziativa popolare è uno strumento debole e ben ne sono consapevoli i numerosi presentatori di questo genere di iniziativa che nonostante una copiosa raccolta di firme a sostegno non hanno avuto la possibilità di vedere la loro proposta discussa in Parlamento. Dal ‘48 a oggi sono stati presentati circa 70 progetti di legge di iniziativa popolare e solo in pochissimi casi sono stati discussi dalle Camere. Ma allora perché insistere con questo strumento e cosa differenzia questa proposta dalle altre?
La proposta di legge di iniziativa popolare “Quorum Zero e Più Democrazia”, che propone nuovi e più forti strumenti di democrazia diretta da affiancare alla vigente forma di democrazia rappresentativa, incompleta e ormai datata, nasce come un percorso partecipato di per sé. Prende origine dalla Prima Settimana della Democrazia Diretta organizzata a livello nazionale lo scorso anno (2011) durante la quale si è creata una rete fra vari gruppi in Italia che da anni portano avanti  tematiche di partecipazione e democrazia diretta. Nel corso degli ultimi otto mesi molti rappresentanti di questi gruppi si sono ritrovati con un appuntamento fisso una volta alla settimana su una piattaforma virtuale (skype, voxli, e altre a seconda dell’esigenza) per creare l’impianto di questa proposta di legge utilizzando un metodo partecipativo (proposte e voto).
Proprio lo stesso metodo che ha portato recentemente al rinnovamento della Costituzione dell’Islanda, con il coinvolgimento dei cittadini all’inizio del processo e non alla fine (esempio mirabile al quale guardare, anche nel caso si debba rinnovare uno statuto comunale!).
La lunga gestazione della proposta di legge in questione ha portato a un risultato il cui successo sarà consacrato o meno dal numero di firme e la cui attuazione dipenderà come al solito dalla volontà dei legislatori. In questo caso, però, la proposta di legge va a toccare la Costituzione stessa proponendone alcune modifiche e alcuni aggiornamenti che vanno nella direzione di facilitare una partecipazione popolare più incisiva, proprio come accade in quei paesi dove la democrazia diretta non è un tabù da censurare con quorum e ostacoli giuridici di vario tipo.
Riusciranno i nostri cittadini-eroi nell’impresa? Lo si scoprirà solo a metà agosto, con la conta delle firme raccolte, seconda tappa di un percorso che potrebbe risultare però più lungo e difficile, a meno che la validità della proposta non si affermi in modo così travolgente da impedire politicamente ai parlamentari di accantonarla in un cassetto assieme alle altre proposte di legge di iniziativa popolare mai discusse.
Qualunque sia la conclusione, quel che è certo è che milioni di persone, di cittadini italiani, verranno a conoscenza della possibilità di avere a disposizione strumenti più incisivi e si chiederanno perché loro dovrebbero essere “da meno” dei cittadini svizzeri, per esempio, o dei californiani o dei bavaresi. E si sa, la conoscenza è la prima arma contro l’oppressione dei popoli.
Annamaria Macripò
Comitato Più Democrazia e Partecipazione – Vicenza

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